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Quando nasce una mamma

Un po’ di storia e di teorie

La madre è considerata dalla letteratura e dalla società la principale causa nei propri figli di malessere psicologico, qualora esso si presenti.

Io vorrei ribaltare un po’ questo pensiero, vedendo nella mamma la fonte primaria di benessere nei bambini, essendo la prima persona con cui entrano in relazione dal momento del concepimento, alla nascita e nei primi mesi di vita insieme.

Freud (2009) vede nella madre la prima soccorritrice, colei che accoglie le prime urla del bambino; la madre è dunque accoglienza pura.
Recalcati fa coincidere simbolicamente la funzione materna all’immagine delle mani che sostengo, accolgono e si prendono cura dei primi anni dell’esistenza, che abbracciano la vita, successivamente riconosciuta dal padre.

Mi piace molto la visione che della madre dà Donald Winnicot, pediatra britannico: egli parla di “madre sufficientemente buona”.

Per il corretto sviluppo il bambino non ha bisogno di una madre perfetta, bensì di una madre buona che si adatti ai bisogni del neonato.

Alla nascita il bambino non esiste come individuo, bensì è membro di una coppia ed è fuso con la realtà esterna perché inconsapevole dei confini che separano il dentro e il fuori. Per il corretto sviluppo il bambino non ha bisogno di una madre perfetta, bensì di una madre buona che si adatti ai bisogni del neonato.

Malgrado il bambino possieda un potenziale innato per svilupparsi, senza una madre sufficientemente buona, che si prodighi nella cura del figlio, non sarà in grado di divenire una persona indipendente.

L’indipendenza, l’autonomia del bambino passa attraverso la dipendenza dalla mamma. Solo attraverso la base sicura che ella gli fornirà lui sarà in grado di partire verso l’esplorazione del mondo che lo circonda, come ci ricorda J. Bowlby.

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Winnicot parla anche della “madre non sufficientemente buona” certo, ma con questa espressione intende una situazione ritenuta patologica in cui è presente una psicopatologia per cui è il bambino ad accogliere i bisogni della mamma e non viceversa. Ma si tratta di un’eccezione non della regola.

Quando nasce una mamma: madri si diventa

Durante la gravidanza è importantissimo che si crei una connessione tra la mamma e il bambino che “stanno” nascendo, perché sì, nascono entrambi.

La donna è investita di aspettative e di responsabilità verso un ruolo per cui non c’è possibilità di fare un periodo di prova per capire se si sarà “adatti” a quel posto nel mondo che si sta per iniziare ad occupare.

La verità è che mamme si nasce sì, ma soprattutto mamme si diventa.
Si diventa ogni giorno, da quando si legge la doppia lineetta sul test di gravidanza, per tutta la vita.

E diventare madri non vuol dire vedere e vivere la maternità fatta solo di pizzi e merletti, ma vuol dire piangere dalla paura, vuol dire sentirsi inadatte, vuol dire convivere in certi momenti con l’ansia ed i sensi di colpa.

Diventare madri non è la perfezione, diventare madri è un insieme di emozioni. Un rapporto esclusivo dato prima dalla condivisione: due cuori e un solo corpo.
Quando nasce il piccolo trova subito le braccia della mamma pronto ad avvolgerlo, riconosce il ritmo dei battiti cardiaci, il suono del respiro e si crea quella che è un’unione unica che andrà coltivata nel tempo.

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La madre è colei che accompagna il bambino nel mondo e che gli rimanda il primo sguardo su di sé, importante nella costruzione del proprio senso di identità.

Madre vista come funzione simbolica che non si riduce esclusivamente a quella biologica. Figlio di pancia, figlio di cuore: in entrambi in casi l’attesa del bambino è un percorso, un viaggio all’interno della propria storia e della propria persona.

Diventare mamma rivoluziona la vita, in termini pratici ed emotivi.

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Winnicot, parlando della “madre sufficientemente buona”, libera così le spalle delle donne dal peso della perfezione. Non esiste una madre perfetta, non esiste l’educazione perfetta.

I figli subiranno traumi a prescindere dagli sforzi fatti, e di conseguenza aspirare alla perfezione potrebbe solo essere controproducente. Questo non significa, lasciarli a loro stessi, non proteggerli e non tentare di dare loro un’educazione positiva e buona. Non significa non fare il nostro meglio.
Significa solo evitare di pensare che se sbagliamo siamo sbagliate noi.

Per Winnicott le imperfezioni fanno parte della madre, e non si dovrebbe tentare di cancellarle. Perché una madre buona ha già dentro di sé le capacità di essere attivamente presente nella vita del suo bambino trasmettendogli amore e protezione nonostante le preoccupazioni, le passioni forti, le ansie, le incertezze o la stanchezza.

Gli errori ci sono e ci saranno, ma proprio come insegniamo ai nostri bambini, servono per crescere, aiutano a formare la propria coscienza.
I bambini impareranno che gli errori possono essere costruttivi, che da essi si può imparare, e ne faranno tesoro per la loro vita.

Non cercate la perfezione!

Non ascoltate chi intorno a voi punta il dito per non farvi sentire all’altezza e non puntate voi il dito verso le altre donne e mamme.

Ognuna di voi sta combattendo la sua battaglia, sta tirando fuori le sue risorse e insieme si è una forza costruttiva; criticandosi a vicenda la forza è distruttiva, e a cosa serve?

Care mamme che mi state leggendo, quello che con queste parole mi preme dirvi è di smetterla di cercare la perfezione, di sentirvi sbagliate, di non sentirvi abbastanza.

State facendo del vostro meglio e questo è tutto ciò che serve ai vostri figli. I bambini non hanno bisogno della perfezione, i bambini hanno bisogno di abbracci, di salti sul lettone e di sorrisi sporchi di dentifricio.
Non hanno bisogno di trovare la casa ordinata, ma di ordinarla insieme a voi.

Auguri a tutte le mamme di cuore e di pancia. Auguri a chi mamma sogna di diventarlo, a chi in questo momento soffre perché il suo cuore è diviso tra la terra e le stelle.

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