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Il momento della nanna è un momento molto particolare per i più piccoli, una delle attività fondamentali da imparare dopo la nascita in quanto richiede molta regolazione e sarà necessario che i genitori aiutino il bambino accompagnandolo al sonno.

Il sonno dei bambini è un sonno diverso da quello degli adulti, è più leggero e per questo tendono a svegliarsi spesso. Hanno quindi bisogno di un aiuto esterno per definire i ritmi sonno-veglia, fino a che si raggiungerà quella che viene definita autoregolazione, ossia sarà il bambino stesso a sentire il bisogno di riposare.

Il sonno è costituito da più fasi e può capitare che tra una fase e l’altra il bambino si svegli, non è detto che sia del tutto desto o che richieda l’intervento di qualcuno, ma ci vuole tempo affinché impari ad agganciare una fase con l’altra. Inoltre il piccolo passa la maggior parte del tempo nella fase REM del sonno, quindi in quella meno pesante dalla quale è più facile svegliarsi.

Tutte queste caratteristiche rendono il sonno dei bambini fragile. Fino ai 3/4 anni tendono a svegliarsi con più facilità. Le caratteristiche del sonno variano molto nei primi mesi di vita, in particolare si nota che nel primo trimestre il bambino è in una fase definita di “esogestazione”, ossia è ancora in simbiosi con la mamma, dipendente da lei per ogni cosa, si addormenta per lo più in braccio e solitamente dorme la notte, salvo che per le poppate. In questo periodo il bambino ha proprio bisogno di addormentarsi contenuto, avvolto.

Intorno al 4 mese il bambino inizia a staccarsi un pò dalla mamma e  le condizioni che precedentemente favorivano l’addormentamento ora favoriscono anche il risveglio. E’ importante che il bambino inizi a dormire in un luogo fisico che si mantenga fisso durante la notte, per avere un sonno continuativo. Questo perché il modo in cui il bambino viene addormentato sarà quello che lui si aspetta durante i suoi risvegli. Se per esempio riconosce il lettino in cui si è addormentato sarà più capace di regolarsi e riaddormentarsi; al contrario, se si addormenta in braccio e si risveglia nel lettino tenderà a piangere perché si sentirà spaesato non riconoscendo la situazione che aveva lasciato.

Dove fare la nanna?
  • Side bed: lettino attaccato al letto, molto funzionale nei primi mesi, sia per la mamma che per il piccolo;
  • Nella culla o nel lettino in una stanza diversa da quella dei genitori. Metterlo in un’altra stanza troppo presto pretendendo che si addormenti da solo, spesso può essere una spinta eccessiva ad un’autonomia alla quale il bambino ancora non è pronto. Ovviamente ci sono le eccezioni, ossia bambini che non dimostrano nessun problema con questo metodo, per i quali quindi può essere applicato;
  • Bed sharing: nel letto con i genitori, questo può portare ad una dipendenza, una simbiosi protratta se questo stile di addormentamento va oltre i primi mesi, momento in cui il bambino può aver più bisogno del contatto e del contenimento materno;
  • Co-sleeping: nella stanza dei genitori, sicuramente nei primi mesi è un’ottima soluzione che andrà piano piano eliminata spostando il bambino in un’altra stanza. Non c’è un’età giusta per farlo, vanno seguiti i ritmi del piccolo, ma è importante fargli conoscere la possibilità.

Non si parla né di giusto né di sbagliato, ma di equilibrio tra autonomia forzata e dipendenza totale . Non essere eccessivamente frettolosi nel voler rendere autonomo il bambino, ma neanche far sì che la dipendenza si protragga eccessivamente. È fondamentale calibrare il tutto sia sul temperamento del bambino, ci sono bambini che hanno un maggior bisogno di contatto e altri che ne hanno meno, sia sul loro sviluppo psico-fisico. È importante che ogni genitore trovi il suo spazio e il suo modo di esprimersi.

Nel prossimo articolo parleremo delle difficoltà a dormire che può avere un bambino e cosa poter fare per affrontare nel miglior modo possibile il momento della nanna.

 

Il sonno dei bambini
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