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I consigli non richiesti

Una delle cose più difficili da gestire quando si diventa genitori sono i consigli non richiesti.

Da quando si annuncia una gravidanza, tutti si sentono autorizzati a dare un parere sulle scelte fatte: dorme troppo, dorme poco, il latte non basta, lo tieni sempre in braccio e così via.
Invece di commenti di questo tipo sarebbe più gradita ad esempio una teglia di lasagne solo da scaldare, meno parole e più aiuti pratici.

Non vergognatevi a chiedere di smetterla e non abbiate paura di richiedere il vostro spazio. L’inizio di questa nuova avventura è una cosa molto intima e i genitori hanno tutto il diritto di viverla seguendo i propri desideri e bisogni.

Si è catapultati in una realtà totalmente nuova, con un esserino che richiede costante presenza senza saper comunicare i bisogni che ha. È normale aver bisogno di tempo per trovare un nuovo equilibrio.

Sentire il proprio bambino piangere e non riuscire a consolarlo fa sentire inadeguate e incapaci, e dover far fronte ai mille consigli non richiesti o ai pareri provenienti dall’esterno e rende tutto più difficile.

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Chiedere aiuto

Spesso c’è una dissonanza tra il supporto sociale che la donna si aspetta di ricevere e quello che poi effettivamente riceve.

Talvolta però sono le donne stesse a non chiedere aiuto per paura del giudizio, di sentirsi un peso o paura che le persone intorno si possano offendere nel sentirsi chiedere qualcosa di diverso dall’aiuto offerto.

Chiediamo aiuto, al partner innanzi tutto. Chiediamo ciò di cui abbiamo bisogno e facciamo notare ciò che ci pesa.

La donna nel post parto (periodo che si identifica nelle 6-8 settimane dopo la nascita) vive una condizione psicologica ed emotiva molto complessa, una fase di grandi cambiamenti fisici, familiari e personali.

Vi è una situazione di stress:

  • Fisico: dato da possibili dolori perineali, alla schiena, emorroidi, sbalzi ormonali, stipsi, stanchezza, poco sonno, problemi legati all’allattamento…
  • Psicologico: nuove modalità relazionali con il partner e con il contesto familiare di appartenenza, poco supporto sociale, preoccupazioni e dubbi sul nuovo ruolo che si sta ricoprendo, il vissuto legato alla propria immagine corporea e i cambiamenti nella sfera sessuale.
Leggi anche: Emozioni nel post-partum: come affrontarle 

Queste situazioni di stress sono ulteriormente gravate dal fatto che nell’immediato dopo parto la donna rivolge al neonato un’attenzione esclusiva, spesso senza avere la possibilità di staccare e riposare adeguatamente.

Le mamme si trovano anche a dover capire e conoscere i segnali che il proprio bambino manda, cosa assolutamente non facile e non immediatamente intuitiva.

Leggi anche: Quando nasce una mamma

Ci si sente sole anche in mezzo agli altri, come se nessuno potesse capire ciò che si sente. La società, i media ed i social spesso mandano messaggi fuorvianti, come se tutte le mamme fossero perfette e nessuno vivesse una situazione emotiva difficile.

Parlare è la cosa migliore, se si condivide una difficoltà anche l’altra persona si sentirà di dire la sua senza sentirsi diversa e si crea una preziosa rete tra mamme.

Cercare nella propria zona consultori o associazioni che propongono gruppi di condivisione tra neo mamme è un primo passo per sentirsi meno sole e poter parlare con qualcuno che sta vivendo la nostra stessa situazione.
Spesso sono incontri guidati da dei professionisti, il che rende tutto più semplice.

Ad esempio su Torino in Associazione Argea, con l’ostetrica Valeria, spesso proponiamo attività di questo tipo.

Sostegno alle neo-mamme: parole per riflettere

Le parole di Giorgia Cozza nel suo post Instagram rappresentano a pieno il pensiero che voglio passarvi in questo articolo.

Cosa si intende per “sostegno alle neomamme”?

Dire alla neomamma che è seduta con il suo piccino tra le braccia: “Dai a me il bambino così tu puoi pulire il pavimento e riordinare tutto questo caos” NON è sostegno alla neomamma.
Dare una mano in casa con discrezione e affetto lo è.

Dire alla neomamma: “Ma sei sicura di avere abbastanza latte?” “Lo tieni troppo in braccio! Così lo vizi!” “Non devi cullarlo per addormentarlo” NON è sostegno alla neomamma.
Incoraggiare, non giudicare, mostrare fiducia e stima lo è.

Dire alla neomamma: “Ma cosa fai tutto il giorno? Come mai non hai preparato il pranzo che tanto sei qui a casa?” NON è sostegno alla neomamma.
Portare una teglia di lasagne, passare a fare la spesa, cucinare il suo piatto preferito, lo è.”

Giorgia Cozza

Percorriamo questa strada insieme:

Tel: +39 344 276 9056

E-mail:   info@psicologaferrero.it



Sostegno alle neo-mamme e consigli non richiesti
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