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Quali effetti avrà sui bambini questa quarantena? Come reagiranno i più piccoli a questo stop forzato della quotidianità? È una situazione nuova per tutti, ci sono ricerche in atto, ma sicuramente non si hanno risposte certe da dare.

Tante domande rispetto all’argomento bambini e quarantena, e poche risposte.

In questo articolo il mio obiettivo è analizzare insieme a voi quelli che, secondo la mia conoscenza ed i miei studi, potranno essere gli effetti che avrà tutto questo sui bambini e come poter gestire questo particolare momento.

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Quarantena e bambini: quali effetti?

Niente asilo, niente scuola, niente giardinetti, niente gite fuori porta in famiglia, niente amici, didattica a distanza per i più grandi. Le routine sono state sfasate e anche i piccoli e i ragazzi si ritrovano chiusi in casa, assorbono le preoccupazioni degli adulti e si fanno le loro idee.

Si può parlare di trauma?

A me viene da definirlo un trauma ovattato. Ovvero non ha la stessa prepotenza e velocità che si può avere per esempio per una calamità naturale, come un terremoto o uno tsunami. Al bambino non vengono tolti, in linea generale, i suoi affetti di sempre, la casa, i suoi giochi, la presenza di mamma e papà. Il che non vuol dire che sia tutto più semplice, ma serve per ridimensionare un attimo.

Sarà difficile per tutti non rimanere segnati da questa esperienza, che in un modo o nell’altro tocca nel profondo ciascuno di noi, ma è importante cercare di cambiare la prospettiva. Non si può avere il controllo, non possiamo definire cosa succederà e quando, e se questo in un primo momento destabilizza, poi ci permette di rilassarci: non possiamo fare nulla per velocizzare il tempo se non approfittare di questo, attenendoci alle regole che ci vengono date.

Quarantena e bambini: come aiutarli ad affrontarla?

Cosa dobbiamo fare quindi per aiutare i più piccoli a vivere questo momento difficile?

Io sono sempre dell’idea che le cose non vadano nascoste perché i bambini colgono i segnali dall’esterno e spesso riformulano a modo loro.

È giusto parlare con loro, dire, raccontare le cose come stanno ovviamente nel loro linguaggio e con i giusti filtri. Per i più piccoli parlare attraverso immagini, disegni e storie. Parlare di una brutta influenza che non ci si deve prendere.

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Con i più grandi si può parlare un po’ più apertamente, ovviamente senza essere un notiziario tv, ma mettendo sempre empatia e sensibilità. Nascondere alimenta la fantasia e “il non detto” si fa sempre più spazio e diventa poi difficile da gestire.

Parlare autorizza anche l’espressione emotiva, se si parla si può condividere anche ciò che si sente e insieme ridimensionarlo. Scappa una lacrima? Non neghiamola di fronte agli occhi dei più piccoli ma verbalizziamola: “la mamma è un po’ triste oggi, vorrebbe uscire a giocare con te!” così che il bambino si senta “autorizzato” nell’esprimere ciò che sente, sapendo che quei sentimenti non sono distruttivi, ma anzi servono a sentirsi più leggeri dopo.

Creiamo insieme ai bambini delle nuove routine, non pretendiamo che tutto rimanga invariato. Se la tv viene accesa una volta in più non succede nulla, se il sonno non è lo stesso di prima, se c’è una regressione nelle tappe raggiunte è del tutto normale. Siamo scombussolati noi e lo sono loro.

Cerchiamo comunque di darci dei ritmi, scandiamo la giornata quanto più possibile, creando appunto una nuova routine, con nuovi orari magari e adattandola alla situazione attuale, ma facciamo in modo che i bambini abbiano i loro punti fermi.

Per i più piccoli

Cerchiamo di far mantenere i contatti con gli amichetti attraverso messaggi vocali e video chiamate, riproponiamo delle canzoni che sappiamo esserci a scuola, facciamo delle attività insieme come tempere, costruzioni, etc; coinvolgiamoli nei mestieri quotidiani come passare la polvere, fare il letto, cucinare insieme.

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Lasciamo loro anche lo spazio per annoiarsi, insegniamo la noia, senza sensi di colpa. Mamma e papà possono essere stanchi, le attività da proporre sembrano esaurirsi così come la pazienza.

Lasciamo loro anche degli spazi vuoti, in cui possano imparare a decidere cosa fare. Questo alimenta la fantasia e insegna loro a gestire il tempo.
È giusto mantenere una routine, ma anche a scuola ci sono gli intervalli o i momenti di gioco libero 😉

Non sentitevi in colpa se per una mezz’ora guardano un cartone, se non avete più idee di giochi da fare. Respirate voi, fate respirare loro.
Spesso programmare tutto, proporre attività educativamente perfette è più un bisogno di noi adulti che dei più piccoli che, dopo un primo momento di smarrimento, impareranno a guardarsi intorno e inventeranno mille modi per passare il tempo.

La fantasia e la creatività hanno bisogno di stimoli sì, ma anche di spazio per potersi concretizzare.

Per i più grandi e gli adolescenti

Lasciate loro gli spazi che chiedono, fatevi vedere disponibili nell’aiutarli, non arrabbiatevi se usano più del dovuto il telefono, per loro ora più che mai è il contatto con il modo più immediato. Cercate di allinearvi al loro mondo proponendo attività insieme, come vedere un film sul divano o fare un video su Tik Tok.

La didattica a distanza, gli esami e le verifiche online, la possibilità di vedere slittare la maturità non è facile per loro. Si perde una fetta importante della vita sociale, fondamentale a questa età. Ma nulla è irrecuperabile, avranno il tempo di rifarsi di questi momenti persi, anche se magari in forma diversa.

Per concludere

Ci sarà tempo e modo per prenderci cura delle ferite che questo periodo lascerà. Fidatevi dei vostri bambini, dei vostri ragazzi, hanno delle risorse che non immaginiamo. Fate dei bei respiri, tutto riprenderà a scorrere e torneremo a correre tra i prati e sulla spiaggia, e lo faremo con occhi nuovi, con gli occhi meravigliosi dei bambini.

In questa quarantena, con i vostri bambini fate quello che potete, seguite istinto e cuore, ma non colpevolizzatevi mai di non fare abbastanza.

Ci siete ed è questo quello che conta ❤

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Percorriamo questa strada insieme:

Tel: +39 344 276 9056

E-mail:   info@psicologaferrero.it


Quarantena e bambini: quali gli effetti e come affrontarli
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